CAI Club Alpino Italiano Sezione della Spezia

La Grande “Grotta Grande di Pignone’

Il Gruppo Speleologico Lunense, con la stessa gioia con cui vi ha sempre accompagnato nelle viscere della Grotta Grande di Pignone, è felice di comunicarvi che la Grotta Grande di Pignone è cresciuta! La grotta si sviluppa nella formazione calcarea assai complessa detta “Lama della Spezia” (fine del periodo triassico, circa 190 milioni di anni) che dall’Isola del Tinetto si spinge quasi ininterrottamente sino a Cassana; essa si apre non molto distante dalla strada e dal paese di Pignone.

Noi vi siamo molto legati poiché siamo molto legati al paese di Pignone sin dall’alluvione del 2011 e per le numerose befane che negli anni abbiamo calato in collaborazione con il CAI.

Ogni anno, in occasione della giornata dei Paesi Bandiera arancione del TCI, in collaborazione con la Pro Loco, organizziamo una breve escursione nel tratto di viscere percorribile anche da chi non è uno speleologo esperto.

Lo sviluppo totale della grotta sino all’inizio di quest’anno non era comunque di molto superiore: al catasto risultava esser estesa 346 metri e con un dislivello di 28 metri.

Attualmente, dopo una bella stagione invernale di esplorazione, la grotta è cresciuta sia in lunghezza che in profondità: dal vecchio fronte terminale si ha iniziato a risalire verso l’alto, inseguendo l’aria, scoprendo nuovi ambienti mai calpestati, sino quasi a sbucare in superficie, 70 metri più in alto dall’ingresso. Non sono numeri da record e nemmeno il fatto che lo sviluppo e la profondità siano più che duplicati è l’elemento significativo, a mio parere, di questa ‘impresa’: esplorare la Grotta Grande di Pignone, nel suo piccolo, è stata grande esperienza poiché è stata un’ottima, comoda, confortevole palestra in cui allenare la mente ad andare oltre al mero percorrere un tracciato quasi come se si fosse su un autostrada ipogea, stimolando la curiosità, la fantasia, l’intelletto, attributi fondamentali per ogni buona ‘sgrottata’.

Spesso l’utilizzo che si fa di un ambiente ne condiziona la percezione: questo diventa scenografia del nostro vissuto, del nostro viverlo, diventa paesaggio del nostro passaggio. Andare oltre all’abitudine, alla routine, ci ha portato a pensare alla grotta non solo come una sommatoria di passaggi -uno scivolo, una strettoia, un traverso- ma come un vuoto che va verso la grotta della Fornace, altra cavità ipogea nel territorio di Pignone, verso gli inghiottitoi e fessure soffianti nelle rocce affioranti sulla sommità della montagna che la contiene, in una visione più organica che restituisce dignità alla grotta e al sistema. Con questa nuova coscienza, che cercheremo di tradurre in ogni altra sgrottata, esplorazione, escursione e nella vita, vi invitiamo a visitare insieme a noi la Grotta Grande di Pignone. Qui di seguito sono riportate alcune brevi relazioni scritte all’uscita di grotta; si parla sempre di sassi, pozzi, ma questi non sono solo elementi descrittivi di un percorso, ma vuoti da attraversare, comprotagonisti della narrazione.

E come di consueto, ecco un breve resoconto del rilievo fatto martedì sera alla Grotta grande di Pignone. Io e K entriamo verso le 15:30 e raggiungiamo in un oretta scarsa la zona delle nuove esplorazioni. Mentre pedalavamo su per le nuove risalite più o meno alla seconda corda, in una piccola nicchia non ho potuto fare a meno di notare l’abbondanza di insetti, tra cui anche colorati, penso che in quella zona ci sia un passaggio perché il numero dei piccoli amici era veramente abbondante. Comunque insetti a parte, arrivati al salone su in cima risaliamo anche l’ultima corda che porta al ramo cieco dove da lì iniziamo il rilievo. Dal salone oltre che alla via principale, tornando indietro, abbiamo notato dalle 3/4 risalite tra cui una ha le rocce particolarmente erose, sembrano scallops a vederle così. Sempre nel salone c’è un passaggio in basso che porta ad una piccola saletta senza altre uscite ma che racchiude al suo interno una magnifica colata a forma di “cactus” molto suggestiva. Continuiamo il nostro rilievo di buon passo, K con il palmare io con il Disto, e via via fino ad arrivare alla base delle risalite. Non è stata rilevata la strada che va verso la sala delle stalattiti. Arriviamo poi alle strettoie dove il rilievo per motivi direi morfologici, rallenta un po’. Usciti dalle strettoie decidiamo di fermare il rilievo al sassone che sta al centro della sala prima, per intenderci, quello dove Susy e Rat (ramo Ratzoojan) hanno fatto 43 la risalita. In totale abbiamo rilevato circa 130 mt di grotta “nuova” di zecca, ad occhio dovremmo portare il rilievo nuovo sui 150 mt circa portando lo sviluppo di Pignone quasi al doppio. Siamo usciti più o meno alle 20:00.

Davide M. (24/12/2016)

Ciao a tutti, buone nuove da Pignone!

Siamo entrati in 4: Gianluca, Stefano, Susana e il sottoscritto.

Abbiamo raggiunto il punto da dove parte la risalita di Stefano e Susi. Ci siamo divisi, Susi è salita per recuperare e sostituire del materiale [5 maglie rapide al posto di 4 moschi]; noi altri abbiamo preso un corridoio (a dx guardando la risalita) fino a dove il passaggio diveniva troppo stretto. Questo va in direzione Abbiamo allargato il passaggio per scoprire sfortunatamente che al di là c’era solo una frana instabile che molto probabilmente riempie un ambiente. Tornati tutti indietro (Susi ci aveva raggiunti nel frattempo) ci portiamo nei rami nuovi. Percorriamo il corridoio stretto, saliamo il pozzo e ci portiamo nella sala sovrastante. Prima di proseguire nell’ultimo ambiente, Gianluca nota un buco (in fondo a sx guardando l’uscita dalla sala) verso l’alto largo appena da permettere il passaggio delle spalle. Prova a passare ma visto che i primi tentativi vanno a vuoto aspettiamo l’arrivo di Susi e Stefano. Con l’aiuto dal basso (il problema è che salendo mancano gli appoggi per i piedi e viene utile la scala umana) Susi riesce ad entrare!

A questo punto Stefano la segue, poi passo io ed infine Gianluca (che Stefano deve a tirare dall’alto). Da questa piccola camera con molte concrezioni i-una in particolare fatta a tenda- si accede tramite un’altra piccola apertura ad un pozzo. Lo abbiamo sceso fino ad un terrazzo detritico, da lì siamo risaliti pochi metri per entrare in un altro ambiente molto ampio dove si notano due evidenti finestre da raggiungere tramite risalita. A questo punto siamo tornati indietro, tornando al pozzo nuovo Susi ha notato in basso le corde del pozzo che portava alla sala da dove abbiamo scoperto il nuovo passaggio. Quindi eravamo sempre sulla stessa spaccatura ma solo più in alto! Risaliti il pozzo, scesi per il buco abbandonando una fettuccia rossa per facilitare future risalite, siamo tornati alla sala da dove abbiamo continuato fino all’ultima sala con il soffitto sfondato. A questo punto ci siamo avviati verso l’uscita.

Considerazioni personali: per me alla terza uscita in assoluto è stata veramente un’esperienza incredibile, scoprire ambienti dove nessuno era mai stato è veramente emozionante, questa è vera esplorazione!!!

Abbiate però pietà per il mio gergo poco tecnico… :

D Andrea M. (27/12/2016)

Sabato siamo tornati a Pignone in massa: Ettore, Chiodo, Rattone Carlos, Andrea M., Andrea S., Elena, Massy, Gianliuk ed io.

Talmente tanti che se la Grotta Grande di Pignone fosse quella che conoscevo fino ad un paio di mesi fa, quella in cui abbiamo sempre portato gli speleo improvvisati della Pro Loco, avremmo potuto occuparne tutto il suo sviluppo prendendoci per mano dall’ingresso al fondo.

Ed invece Pignone è oramai molto più e questa febbre di Pignone, che ci spinge a ritornarvici nonostante sia ‘un maledetto buco stretto e fangoso’ (cit. Chiodo), è sempre appagata. In così numerosi un po’ di cose si son fatte; per facilitare il resoconto (e perché è bello!) darò un po’ di nomi a caso agli ambienti per aver dei riferimenti comuni. 

In cima alle risalite fatte all’inizio di questo inverno c’è una sala relativamente grande, sala Grande, che è il punto zero delle ultime attività. In cima alle risalite fatte all’inizio di questo inverno c’è una sala relativamente grande, sala Grande, che è il punto zero delle ultime attività.

Da lì parte uno scivolo con delle dighe di fango in stile Mas Bonita del Milazzo (in stile, ma un po’ più 44 fangose) ed in cima vi è sia l’accesso ad un’altra bella sala che presenta un solaio intermedio sfondato, sala Duplex, che l’attacco della risalita di Antonio Alba, già rilevata, che in questa occasione abbiamo disarmato.

Sempre nella Sala Grande si apre un camino non tanto alto, ma la cui arrampicata è resa molto scomoda dalle colate calcitiche. È da qui che si accede al fronte esplorativo.

Ci infilammo lì dentro un paio di punte antecedenti, spuntando in una bella saletta con un bel sipario sottile. L’aria proseguiva per un piccolo pertugio, facilmente allargato, dato che i suoi confini erano costituti da fango, fango argilloso appiccicosissimo. Aldilà vi è una frattura inclinata.

Non abbiamo ancora indagato verso la parte alta, ma sembrerebbe chiudere. La abbiamo invece percorsa in discesa, sino ad un pavimento di frana da cui si intravedono, molti metri più in sotto, le orecchie di un coniglio, il frazionamento della prima corda in salita che si incontra lungo la progressione. A metà del pozzo invece si intercetta un meandro che, con un paio di arrampicatine su belle frane (ora attrezzate con corde), porta in un ambiente ampio, sempre in leggera salita, che termina in un bucchetto franoso e fangoso nel quale abbiamo individuato delle ossa e altre tracce organiche appartenenti al modo epigeo.

Questi ritrovamenti ci hanno fatto pensate di esser molto prossimi al fuori e abbiamo tentato una prima risalita. Con i pochi fix che la diligente Claudia porta sempre con sé nella borsetta d’armo (quelli che preparammo, li lasciammo al sicuro… sul tavolo in magazzino!) e tutti i cordini, fettucce, stringhe che avevamo, Luca P. è risalito abbastanza in alto da valutare che laddove si sperava la grotta continuasse, la grotta invece chiudesse.

Si decise quindi di tentare il passaggio per un buchino a metà della risalita. …

Susana C. (20/03/2017)

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